#VitadaSingle Strane abitudini e l'inconciliabilità delle diverse solitudini

Pubblicato su 9 Agosto 2012 da Maria Silvia Sanna in vita da single, abitudini, solitudine, Nugae

Nel momento in cui scrivo, il disordine e la mia gatta regnano incontrastati nella mia casa. Ho avuto due o tre idee su cose da buttare giù e quindi ho lasciato andare tutto il resto e ho limitato il mio spazio vitale agli angoli del divano e la mia prospettiva ai bordi del desktop. A intervalli regolari accendo l'aria condizionata per continuare a respirare. La temporanea anarchia creativa è uno dei lussi che posso concedermi vivendo da sola. Lo è anche la possibilità di non incontrare nessuno per una intera giornata e quella di tornare a casa in orari da diciottenne in uscita libera anche nel bel mezzo della settimana. Nessuno si sveglia, nessuno si lamenta - e nessuno si preoccupa.

Non è che la mia vita sia un parco giochi senza regole, ma ho costruito le mie regole intorno al mio modo di stare al mondo. Più passa il tempo e più le mie innocue abitudini da single si condensano in uno stile di vita e in un modo di essere che richiede un certo numero di bolle di solitudine. Più passa il tempo e più mi rendo il conto della difficoltà di conciliare la solitudine di qualcun altro con la mia.

Alcune persone ti lasciano intendere che la fedeltà sia il prezzo più alto da pagare per la vita di coppia, ma non è vero per me - è un investimento che sono sempre stata ben disposta ad affrontare. Quello che pochi dicono è quanto sia difficile entrare nello spazio di qualcun altro in modo stabile senza intaccare il suo territorio di strane abitudini.

Stavo cucinando un pollo alle verdure a casa di un amico-tra-virgolette e sono quasi saltata in aria davanti alla sua reazione esagerata quando ho riposto uno dei suoi preziosi coltelli nella posizione sbagliata (il tutto un attimo dopo un'infelice discussione sulla scelta tra l'olio di semi e quello d'oliva). Questo per non dire della simmetria dei divanetti in vinile sul balcone. Da ripristinare prima di tornare dentro.

Non è che stessi frequentando psycho o che io sia una hippy debosciata. Il punto è che l'incastro di due persone che hanno imparato da tempo a vivere senza nessun altro al proprio fianco è faticoso e richiede di immolare qualche vittima all'altare della coppia. Per non parlare di tutte le debolezze e dei difetti nascosti alla luce del sole che emergono quando si condividono sessanta metri quadri. Solo la più completa fiducia nella benevolenza - e non solo nell'amore - dell'altra persona permettono di prestarsi alla denudazione quotidiana delle proprie vergogne. Questo quando e se ne vale la pena. Altrimenti tutto quello che c'è da fare è rimettere a posto il divano e portarsi dietro la propria valigia e la ricevuta della perduta scommessa emotiva.

Forse stare in coppia è soprattutto resistere insieme alle recipriche fughe e lasciare ai difetti e alle anarchie lo spazio che meritano. Se è così mi chiedo se ne sarò mai capace - perché lo vorrei presto o tardi.

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