Una professione da costruire
Se mi fermo a riflettere sulle innovazioni che hanno reso possibile inventare un mestiere come il mio, mi accorgo che solo dieci anni fa la mia professione non sarebbe stata nemmeno immaginabile. Sul mio biglietto da visita c'è scritto "Campaign & community manager" e quando qualcuno mi chiede ulteriori spiegazioni, io inizio pressappoco così: "Mi occupo di social video advertising". Sguardo vacuo. "In pratica", continuo con pazienza, "distribuisco video sui social media (principalmente su Facebook e sui blog) allo scopo di viralizzare contenuti brandizzati. In più faccio attività di digital PR e article marketing, sempre su blog e grandi network." A questo punto, l'ascoltatore non sempre ha capito di cosa stia parlando, ma tendenzialmente finge di ritenersi soddisfatto dalla mia risposta.
Solo dieci anni fa, dicevo, il mio lavoro non sarebbe stato nemmeno immaginabile perché, a parte i "vecchi blog" di cui si comincia a parlare già nel 1997, la maggior parte dei media di cui mi occupo sono recentissimi:
- Facebook nasce nel 2004;
- YouTube nasce nel 2005;
Naturalmente, più recente di tutti è social video advertising stesso, che nasce in forma embrionale solo nel 2006.
La nostra professione è un continuo work-in-progress, fatto di osservazione e sperimentazione, per questo si può dire che Ebuzzing sia una società pioniera nel social video advertising. Ragion per cui, non mi sento eccessivamente affetta da aziendalismo a presentavi un libro scritto da tre dei miei colleghi e capi: Dario Caiazzo (Managing Director Italia di Ebuzzing) Andrea Febbraio (Co-founder di Ebuzzing) e Umberto Lisiero (Co-founder di PromoDigital società acquistata nel 2010 da Ebuzzing), autori appunto del volume Viral Video che potete vedere nella foto sopra.
Cosa c'è di interessante in Viral Video?
Non sono in pochi a sentire puzza di zolfo appena si parla di social e di viralità dei contenuti. Si fa presto, di questi tempi, a dire "social" e "viral", ma non sempre si considerano tutti gli aspetti capaci di rendere un contenuto video virale. A causa della mole ormai immensa di contenuti creati da utenti e brand e di video presenti su YouTube, la distribuzione non è più un dettaglio trascurabile, ma una scienza esatta che accompagna un contenuto verso il successo. Come amano dire dalle mie parti, content is the king, distribution is the queen.
Nella ricetta della viralità c'è una consapevole operazione di distribuzione: non una bacchetta magica, ma un insieme di tecniche, tecnologie e pianificazione.
E siamo alla oramai famosa teoria del mojito. Che c'entrano i cocktail? Metaforicamente la distribuzione è un cocktail, in quanto è composta da ingredienti diversi, amalgamati grazie a un sapiente mix di Facebook, mobile e web 2.0.
Come abbiamo detto, il video advertising online è una novità relativamente recente per cercare di ridurre la complessità di questa nuova materia, lo IAB ha definito alcuni formati standard che rendono comparabile il lavoro degli attori del settore digital che vogliano pianificarlo.












La cosa buffa è che possiedo No Logo da quasi cinque anni, regalo di seconda mano di una coinquilina che voleva sbarazzarsi di un po' di cose pesanti prima di partire. E io, invece, l'ho trascinato con me per tutto questo tempo, facendogli cambiare quattro diverse case, ma senza mai degnarlo di più di uno sguardo. Certi libri (e certi film) ti ronzano intorno finché non è davvero il loro momento. E, sì, questo era decisamente il suo momento per me, con tutto che sono passati molti anni dalla sua pubblicazione e sono anche cambiate molte cose. I cosiddetti no-global sono stati messi da parte, annebbiati dal G8 genovese e poi dall'11 settembre. Non c'è stata nessuna rivoluzione pacifica, anche se con nomi diversi e sempre più spesso grandi masse di persone coordinano le loro azioni e rivendicazioni a livello internazionale (e ogni volta, in questo Paese, si tende a farli passare per facinorosi, violenti, devastatori, ma
Vi ho già raccontato del mio 

Un tempo si diceva che le donne fossero tutte isteriche. Si dice ancora, a dire il vero, anche se pare che l'esistenza di un malessere psichiatrico denominato isteria non abbia basi scientifiche. Forse è per questo che oggi si preferisce dire che le donne (non solo loro, ma specialmente loro) sono nevrotiche. Anzi, nel mondo contemporaneo la nevrosi è quasi uno status symbol - e più sei nevrotica più sei una degna rappresentante dell'esercito metropolitano e cosmopolita idealmente capeggiato da Carrie Bradshaw.
L'incipit di Dieci donne di Marcela Serrano è:





