Febbre a 90
Febbre a 90 di Nick Hornby, ed. Guanda
Avevo così tanta voglia di leggere Hornby che non mi importava che parlasse di calcio. Questo per far capire il mio livello di addiction per questo scrittore. Ed è buffo che il libro parli proprio di fissazioni a una che è fissata con l'autore. Tutta colpa di Alta fedeltà (e del momento in cui l'ho letto), continuo a ripetere. Ma il momento c'entra sempre, come ci fa capire lo stesso Nick, che rivede le radici della sua passione per il calcio nella ricerca di un terreno comune con il padre, da poco separato dalla madre, e di una scusa socialmente accettabile per manifestare la sua ansia e le sue pene.
Trovo buffo che la sua agente letteraria abbia voluto che lui esordisse con questo romanzo autobiografico e non con Alta fedeltà, che scrisse per primo. Questo è probabilmente il primo libro di Nick Hornby ad annoiarmi un po' (non ero interessata a tutti quei calciatori e alla descrizione dei goal e alle retrocessioni e vittorie dell'Arsenal negli ultimi decenni), eppure è quello dal quale si può evincere meglio la ragione del suo successo. Nick Hornby sa fare di una passione qualunque (la musica, i libri o il calcio come in questo caso) una sottile filigrana attraverso la quale rivedere la vita e interpretarla. Fa delle cose che ama una metafora, salvo poi prendersi il lusso dio dire che si tratta di una pessima metafora quando gli fa comodo.
Tutto qui. E non è mica poco.
Copyright protected by Digiprove © 2011 Maria Silvia Sanna
Avevo così tanta voglia di leggere Hornby che non mi importava che parlasse di calcio. Questo per far capire il mio livello di addiction per questo scrittore. Ed è buffo che il libro parli proprio di fissazioni a una che è fissata con l'autore. Tutta colpa di Alta fedeltà (e del momento in cui l'ho letto), continuo a ripetere. Ma il momento c'entra sempre, come ci fa capire lo stesso Nick, che rivede le radici della sua passione per il calcio nella ricerca di un terreno comune con il padre, da poco separato dalla madre, e di una scusa socialmente accettabile per manifestare la sua ansia e le sue pene.
Trovo buffo che la sua agente letteraria abbia voluto che lui esordisse con questo romanzo autobiografico e non con Alta fedeltà, che scrisse per primo. Questo è probabilmente il primo libro di Nick Hornby ad annoiarmi un po' (non ero interessata a tutti quei calciatori e alla descrizione dei goal e alle retrocessioni e vittorie dell'Arsenal negli ultimi decenni), eppure è quello dal quale si può evincere meglio la ragione del suo successo. Nick Hornby sa fare di una passione qualunque (la musica, i libri o il calcio come in questo caso) una sottile filigrana attraverso la quale rivedere la vita e interpretarla. Fa delle cose che ama una metafora, salvo poi prendersi il lusso dio dire che si tratta di una pessima metafora quando gli fa comodo.
Tutto qui. E non è mica poco.
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Bruno 12/06/2012
Silvia 12/06/2012