Venuto al mondo: più che una recensione, una confessione

Pubblicato su 11 Febbraio 2014 da Maria Silvia Sanna in libri, recensione, letteratura, Margaret Mazzantini, Venuto al mondo

La locandina del film e la locandina del libro Venuto al mondo

La locandina del film e la locandina del libro Venuto al mondo

Ho cominciato a leggere Venuto al mondo con un interesse un po' pigro e una, conseguente, lentezza preoccupante. Una giornalista di mezza età, la Bosnia ai tempi della guerra, sprazzi di una Roma (bene) che riconosco a fatica: scorrono le pagine e il mio interesse resta sempre un passo indietro.

Non comprendo la distanza dal mondo della protagonista, che sfiora la commedia e la tragedia umana con lo stesso distacco cupo. Un sentore amaro riecheggia anche tra le pagine che parlano d'amore. Non capisco a cosa aggrapparmi, quale personaggio abbracciare, mentre il tempo narrato sembra appiattirsi in un elenco di avvenimenti privi di scelta. Il senso del dovere supera il desiderio, le decisioni chiave colano via come se fossero obblighi.

Un lasciarsi vivere quasi atarassico, mentre il mondo intorno freme di vita e di morte.

Fino a quando un'ossessione di maternità diventa l'unica guida, fino a quando il desiderio d'amore si trasforma in forza corrosiva e distruttiva. Allora, solo allora, ho provato a camminare di fianco alla protagonista del libro, a capire le sue emozioni, a soffrire con lei (gioire no, mai). Quando tutta la sua vita si restringeva in quell'unica, grande e minuscola pulsione ovarica, allora ho sentito che sarei potuta essere io quella donna sterile e insapore. Poteva essere mio quel desiderio accecante, poteva essere mia quell'incompletezza biologica che trasforma il ventre in una piccola tomba.

Ho sofferto con lei, ho pianto. Un giorno, sulla metro piena di gente, mentre ero totalmente immersa nella lettura, ho sentito le viscere stringersi e rovesciarsi davanti all'insostenibilità di quello che leggevo. Era la scelta più perversa che lei potesse fare. Eppure era lì, era già scritto. Ho sollevato gli occhi, e mentre guardavo un signore davanti a me, ho sentito un conato di vomito - se sono arrabbiata mi succede, a volte: tutta la rabbia si muove dalla bocca dello stomaco, come un veleno. Ho deglutito forzandomi ad abbassare di nuovo lo sguardo sulle parole di Margaret Mazzantini. Da lì, ero sua. Scossa, furiosa, curiosa: volevo solo sapere fino a che punto sarebbe arrivata questa storia, volevo solo essere spinta sul ciglio del burrone per guardare di sotto.

Una notte, con l'abat-jour accesa, sono rimasta sveglia a leggere per ore, mentre Davide dormiva accanto a me. Mi sono arrabbiata, ho sbattuto il libro sul comodino a poco più di un centinaio di pagine dalla fine; nel frattempo Davide si lamentava, io gli chiedevo scusa, ma poi allungavo la mano per gettarmi nel precipizio di quel libro.

Sono arrivata alla fine, piangendo, la mattina dopo. Senza asciugare le lacrime che scendevano in silenzio. L'estrema crudeltà della conclusione si sovrapponeva ai volti biondi e sorridenti dei ragazzini bosniaci che erano sfollati nel mio paese, venti anni fa. Era tutto distrutto, a cominciare dalla mia rabbia di prima. Restavano solo i brividi d'orrore.

Sono andata a singhiozzare da quell'incarnazione della pazienza alta un metro e novanta che vive con me. Non so se leggerò più un libro della Mazzantini, ma questo romanzo intriso di paure, ossessione e malvagità umana è passato come un aratro dentro di me e credo proprio che non lo dimenticherò mai.

L'autrice del romanzo Venuto al mondo, Margaret Mazzantini

L'autrice del romanzo Venuto al mondo, Margaret Mazzantini

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[Incontri mattutini]

Pubblicato su 21 Gennaio 2014 da Maria Silvia Sanna

Sull'autobus un signore si rivolge a una ragazza che legge una rivista patinatissima. Non si conoscono.

Lui ha una voce simpatica e rassicurante e le dice che le donne dovrebbero avere un po' di ciccetta, che quelle modelle lì sono come manichini col compito di far risaltare gli abiti, non il proprio corpo. Le dice che sono vittime, sfruttate letteralmente fino all'osso dal sistema della moda. Le dice che per tenersi in piedi si riempiono di anfetamine e cocaina. Le dice che le donne così estremamente magre non piacciono agli uomini e nemmeno alle altre donne.

Io vorrei ringraziarlo, ma non lo faccio. Non gli dico nulla e me ne sto lì a sorridere come un salame mentre lui scende dall'autobus con la sua andatura un po' sgangherata e il suo viso buono.

Grazie uomo perbene!

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Neuromarketing: perché il marketing non può fare a meno della psicologia

Pubblicato su 29 Ottobre 2013 da Maria Silvia Sanna in Neuromarketing, marketing, recensione, libri, psicologia

Martin Lindstrom, autore di Neuromarketing

Martin Lindstrom, autore di Neuromarketing

"Metà del mio budget di pubblicità è sprecata. Il problema è che non so di quale metà si tratti."

(John Wanamaker)

La frase, pronunciata oltre cento anni fa da uno dei pionieri del marketing, è ancora attuale: sappiamo che l'advertising influenza l'acquisto, ma non sappiamo definire con certezza in che misura sia efficace. Neuromarketing di Martin Lindstrom, che in inglese porta un titolo meno pretenzioso e più giocoso, Buyology, cerca di rispondere alla domanda fondamentale: che cosa coinvolge davvero il consumatore spingendolo all'acquisto? Per trovare una soluzione al problema, Lindstrom utilizza la neuropsicologia, studio dei processi cognitivi tramite l'analisi delle onde cerebrali e dell'attività elettrica nel cervello.

Dal tabacco ai negozi Abercrombie, fino alla suoneria Nokia, l'autore ha analizzato questioni legate alla pubblicità svolgendo esperimenti di neuromarketing tramite le scansioni SST e fMRI. Basandosi su questi studi, ogni capitolo del libro spiega un diverso meccanismo psicologico oppure analizza un luogo comune della pubblicità: quanto vende il sesso? Esistono i messaggi subliminali? Il product placement funziona? Le immagini shock sui pacchetti delle sigarette hanno davvero il potere di distogliere i consumatori dal fumo

Con una incrollabile fede nelle scienza e consapevole di quanto siano complessi i processi decisionali ed empatici sui quali si basa l'acquisto, Lindstrom porta l'attenzione sull'inscindibile rapporto tra la conoscenza della psicologia umana e le iniziative pubblicitarie. 

Il libro è ambizioso e il tema non proprio semplicissimo, ma l'approccio è leggero e lo stile dell'autore rende avvincenti anche le argomentazioni scientifiche. Ho letto queste 200 pagine e poco più con la stessa curiosità che riservo a una bella storia e consiglierei la lettura anche a chi non è del settore e da consumatore vorrebbe capirci qualcosa. Soprattutto, lo consiglierei a tutti quelli che pensano che basti scrivere Clicca qui perché gli utenti siano chiamati all'azione, senza fornire a questi ultimi nessuna reale motivazione per farlo.

A proposito, cliccate sui tasti di share. ;)

Neuromarketing. Attività cerebrale e comportamenti d'acquisto - Titolo originale: Buyology

Neuromarketing. Attività cerebrale e comportamenti d'acquisto - Titolo originale: Buyology

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Due cuori e un... divano! Inverno davanti alla TV: istruzioni per l'uso #60mqx2

Pubblicato su 18 Ottobre 2013 da Maria Silvia Sanna in Sky, Televisione, Serie TV, Cinema

Nonostante le temperature ancora difficili da interpretare (qui a Roma apri la finestra e ogni mattina scopri una stagione diversa), come dicono gli uomini del nord l'inverno sta arrivando: le ore di sole si accorciano, le giornate in ufficio si allungano e alla sera la pigrizia ci circonda come un abbraccio, insieme al desiderio di rilassarci sul divano. In questo periodo, anche due esploratori gastronomici come me e il mio coinquilino si trasformano in letargici orsetti davanti allo schermo televisivo. Il problema è che le reti generaliste ci offrono ben pochi svaghi. La soluzione è spesso un bel dvd, ma prima che il nostro collezionismo cinefilo ci sbatta fuori di casa (la nostra libreria è già stracolma di libri e film!) abbiamo iniziato a pensare all'abbonamento Sky... e ci siamo accorti di avere avuto un tempismo perfetto!

Due cuori e un... divano! Inverno davanti alla TV: istruzioni per l'uso #60mqx2

Avete tempo fino al 21 ottobre per ottenere un home theatre Philips in regalo abbonandovi a Sky. Se per caso siete già abbonati, non sentitevi esclusi, Sky riserva un'opportunità anche a voi: se aggiungerete al vostro appuntamento un pacchetto a scelta tra Sky Cinema, Sky Sport, Sky Calcio o SuperSurf di Fastweb aderendo all'offerta Home Pack, avrete anche voi il vostro fantastico home theatre nuovo di pacco.

Divano o no, siamo due orsetti dinamici e pieni di impegni, quindi ci capita assai spesso di perdere l'appuntamento con una serie o di non riuscire a vedere un film in sala, anche se l'abbiamo messo in agenda. Tra l'altro, mentre aspettiamo la nuova stagione di Game of Thrones, ci siamo fatti incuriosire dall'hype su The Walking Dead e ci piacerebbe recuperare le tre stagioni precedenti. Una soluzione semplice a tutti questi problemi-da-ricchi ce lo offre sempre Sky, e si chiama Sky On Demand: grazie a questo nuovo servizio, dal 14 ottobre offerto gratuitamente a tutti gli abbonati vecchi e nuovi, è possibile attingere in ogni momento a una libreria online che contiene più di 2.500 contenuti, tra i quali oltre 900 titoli cinematografici e, appunto, le prime tre stagioni del citato The Walking Dead. In più, nella sezione Scelti per te è possibile trovare il meglio della programmazione settimanale, disponibile subito e in HD.

Come si attiva? Facile come tenere il telecomando in mano! Basta avere un abbonamento Sky (mi pare ovvio!), un My Sky HD compatibile e una connessione a Internet a banda larga. Verificate le condizioni, iscrivetevi all'area Fai da te e collegate My Sky HD alla connessione a Internet tramite cavo o wireless con Sky Link. Fatto? Bene. Ora basterà premere il tasto rosso del telecomando e sarete nel magico mondo di Sky On Demand.

Come funziona? La tecnologia alla base del servizio si chiama progressive download e permette agli utenti di avere in pochi secondi il contenuto selezionato e di iniziare a guardarlo in alta qualità e senza interruzioni mentre il download è ancora in corso. In più si possono selezionare più contenuti, che verranno scaricati uno di seguito all'altro.

Facile! Non resta che da collegarsi al sito Sky e abbonarsi, no?

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Il futuro già presente di Elysium (e District 9)

Pubblicato su 26 Settembre 2013 da Maria Silvia Sanna in Cinema, Sci-fi, Elysium, District 9

Matt Damon contro Jodie Foster in una disperata guerra ad armi impari tra i poveri abitanti della Terra, satura e malridotta, e i potenti signori di Elysium, satellite artificiale e felice del nostro pianeta.

Elysium è il paradiso degli eroi nella cultura greco-romana: un luogo squisito per persone buone. Curiosamente, è anche l'anagramma imperfetto di esilio, ma ad essere allontanati non  sono i reietti, ma i miliardari, gli oligarchi, i potenti. Nel film di Neil Blomkamp, Elysium è un paradiso di indifferenza, lusso e artificiale amenità. Un paradiso asettico, i cui abitanti sono a ben vedere  in esilio dalla autentica e perduta bellezza un pianeta sfregiato da inquinamento, sfruttamento e malattia. 

Elysium e la Terra visti dallo spazio

Elysium e la Terra visti dallo spazio

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Le strade della memoria, le storie, la storia

Pubblicato su 9 Settembre 2013 da Maria Silvia Sanna in viaggi, museo, sociologia, etnologia

Il protagonista del libro che sto leggendo, che si chiama T. D. Lemon Novecento ed è uscito dalla penna di Baricco, era uno che credeva nella potenza dei racconti: "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla", diceva. Io credo che sui racconti si basi la nostra identità. Non sulla storia, ma sulle storie: sull'intreccio di punti di vista piuttosto che sullo sguardo obiettivo, sul senso che abbiamo saputo dare alle cose che sono successe, piuttosto che sui crudi avvenimenti.

Vale per gli individui e vale per i gruppi sociali: una famiglia è tutta riassunta nella scena del rito matrimoniale ripetuta davanti a un voluminoso album fotografico, un paese è nei racconti di guerra di un ottantenne, una chiesa è nella storia di un santo e dei suoi miracoli. Qual è la prima storia che vi viene in mente se vi chiedono di raccontare la città in cui siete nati? La prima storia che raccontereste sull'Italia e sugli italiani a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare (e che, con un po' di fortuna, non abbia sentito nemmeno parlare del bunga bunga di Berlusconi)?

Cacheu, in Guinea Bissau

Cacheu, in Guinea Bissau

La memoria ci tiene uniti e ci indica la strada: il collante tra passato e presente è la materia prima dei musei comunitari, nati per raccontare le vicende storiche di una comunità da un punto di vista interno ad essa. Sono musei vivi, che nel mantenere il ricordo di una storia, comunicano al resto del mondo l'essenza della comunità di persone che li hanno voluti.

Due esempi di questo modo di valorizzare i territori e la cultura indigena sono il museo comunitario di Cupilco, in Messico, e quello di Cacheu, in Guinea Bissau. Il primo è nato per raccontare l'esperienza di una comunità indigena locale (azteca in territorio maya), che intorno alla religiosità popolare ha mantenuto una forte coesione sociale, sviluppando addirittura un proprio sistema di welfare. Il secondo museo, invece, riutilizza le strutture architettoniche che venivano usate nella tratta degli schiavi africani, trasformandole in luoghi della memoria.

Questi due musei comunitari saranno al centro del seminario che si svolgerà mercoledì 18 settembre allo IULM di Milano presso l'aula seminari del VI piano. Religiosità popolare, resistenza culturale alla modernizzazione e legame tra cultura e territorio saranno alcuni dei temi affrontati dai relatori del seminario - antropologi, storici e altri studiosi chiamati a intervenire dalle più importanti università italiane.

Se vuoi dare un'occhiata all'evento, puoi trovare tutte le informazioni e scaricare la locandina, dalla sezione news sito dello IULM.

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L'Evocazione - The Conjuring: il ritorno di James Wan

Pubblicato su 9 Agosto 2013 da Maria Silvia Sanna in Cinema, Horror

L'Evocazione - The Conjuring

L'Evocazione - The Conjuring

Era da un bel po' che non avevamo notizia di James Wan, il sadico regista di Saw - L'Enigmista. L'ultima volta che l'ho avvistato è stata al Festival del Cinema di Roma, edizione 2011, quando ha presentato Insidious (a proposito, sta per uscire il secondo capitolo). Da allora il regista australiano ha attraversato un lungo periodo di riflessione, durante il quale ha assecondato la sua vena horror, abbandonando però il torture-porn degli inizi e per seguire strade più battute.

Nel suo nuovo film, L'Evocazione - The Conjuring, distribuito in Italia da Warner Bros e in uscita il 21 agosto, James Wan racconta la storia dei Warren, due studiosi del paranormale alle prese con la più classica delle case stregate: un luogo comune di genere che il regista aveva già affrontato con una certa ironia nel citato Insidious.

Nei primi anni settanta la coppia di investigatori dell'occulto è chiamata dalla famiglia Perron, ormai sfinita dagli inspiegabili eventi che si verificavano di continuo nella fattoria appena acquistata a Rhode Island. Pare che la sceneggiatura di Chad & Carey W. Hayes (“I segni del male”) sia tratta da una storia realmente accaduta e la riporti molto fedelmente: i veri Lorraine Warren e Andrea Perron hanno affiancato i due sceneggiatori e il regista durante la fase di pre-produzione e, che ci vogliate credere o meno, dichiarano che quanto viene mostrato nel film è estremamente fedele a quanto accaduto nella casa in campagna dei Perron. Sarà vero o sarà solo una trovata di marketing?

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La vita mistero prezioso di Daisaku Ikeda

Pubblicato su 6 Agosto 2013 da Maria Silvia Sanna in buddismo, religione, Daisaku Ikeda, La vita mistero prezioso, libri

Daisaku Ikeda - Leader della Soka Gakkai Internazionale

Daisaku Ikeda - Leader della Soka Gakkai Internazionale

Questa non è una recensione qualsiasi, sia perché ho impiegato un po' di tempo a tirare le fila di molti pensieri sparsi, sia perché si tratta di uno sconfinamento tematico sicuramente inconsueto. Con la scusa della monoporzione cerebrale, ho abituato chi mi legge a curiosi voli pindarici, seguendo una linea disegnata dai miei pensieri e dalla mia vita. In altre parole, questo blog è un gigantesco cartello con su scritto: "Chi mi ama mi segua".

Non avevo mai parlato di religione, prima d'ora, perché è da più di un decennio che ho ibernato questo tema definendomi agnostica. Verso i sedici anni l'infantile e sicuramente ingenua curiosità verso le religioni si è disciolta nell'interesse adolescenziale per il pensiero speculativo della filosofia: stavo ancora cercando un senso, ma avevo deciso di cambiare metodo.

Conosco molte persone che, crescendo, si sono spostate da un ovvio cattolicesimo imposto quasi per natura, a correnti di pensiero che negano la religione. Tra la sospensione di giudizio agnostica e la negazione della trascendenza propria degli atei, mi è capitato di incrociare alcune persone che hanno scelto la strada orientale del buddismo. Persino la mia cantante preferita è buddista. Secondo L'Espresso, la comunità italiana è la più grande d'Europa, con circa oltre 70.000 fedeli.

Mi interessa la conversione come scelta consapevole e mi interessa ancora di più capire come la pratica di una delle religioni più antiche del mondo possa generare senso per un italiano del 2013. Così, mi hanno consigliato di leggere La vita mistero prezioso di Daisaku Ikeda.

A questa lunga premessa devo aggiungere di non essere buddista e mi scuso in anticipo per eventuali inesattezze o fraintendimenti, che spero vogliate segnalarmi.

La vita mistero prezioso di Daisaku Ikeda

Chi mi ha prestato il libro ha avuto cura di farmi partire psicologicamente attrezzata, dicendomi che sarebbe stata una lettura complessa. Sicuramente non poteva essere altrimenti, perché La vita mistero prezioso mette in ordine i principi cardine del buddismo di Nichiren, coniugandoli con il progresso scientifico e il pensiero dei grandi filosofi occidentali. Filosofo buddista e presidente della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda è molto bravo ad avvicinarsi al lettore americano ed europeo facendo riferimento al suo universo culturale, usando ad esempio le categorie kantiane e i principi della psicologia junghiana come ganci sui quali costruire l'immagine della visione buddista del tempo, dello spazio, della vita e della morte.

Superata l'iniziale diffidenza verso il titolo (avrei preferito una traduzione più fedele all'originale giapponese, Seimei O Kataru, che significa Dialogo sulla vita e ha un suo fascino classico), ho iniziato ad apprezzare lo sguardo olistico di Ikeda, che spazia in qualunque ambito della cultura in maniera divulgativa, ma mai banale, per ricondurre ogni fenomeno a una visione unificante.

La differenza fondamentale tra i tre grandi monoteismi figli del ceppo ebraico e il buddismo è una concezione immanente della divinità. La forza vitale permea l'intero universo in un grande respiro e non ha bisogno di essere creata: in un certo senso tutto è sacro e non esiste nessun dio trascendente al quale rivolgere le proprie preghiere.

Se ragioniamo in termini di principi morali, la compassione buddista e quella cristiana non sono poi così distanti: entrambe si basano sulla comprensione profonda dei sentimenti dell'altro. Se portiamo il nostro ragionamento a un livello etico, vediamo che le fondamenta sono rovesciate: poiché il cristiano deve la propria vita a un dio, il suo comportamento sarà sempre eterodiretto, il buddista al contrario vede nella sua vita la realizzazione effettiva di una serie di cause che si sono attivate nel passato, in una concatenazione che unisce qualunque tempo, qualunque luogo, qualunque ambito fenomenico. A beneficiarne è il senso di responsabilità verso se stessi, verso la propria vita, verso gli altri.

In una società in cui l'individuo è contemporaneamente un atomo e il nodo di una rete, la filosofia buddista aiuta a restituire all'uomo la forza di agente nella storia. La fiducia nel futuro non è tanto riposta nella prossima vita, ma nel conseguimento della felicità spirituale nel presente all'interno del fluido panta rei. Il buddismo non è una comoda giustificazione religiosa dell'individualismo, ma il suo superamento attraverso la costruzione non egoiostica del proprio ruolo nel mondo.

Credo che nel libro di Ikeda ci siano gli elementi fondamentali per capire la ragione per cui oggi molti italiani si rivolgono alla fede buddista. Mi chiedo se, al di là della fede stessa, il buddismo non possa essere una visione equilibrata e serena sulla quale basare un'etica non religiosa del fare e dell'autoconsapevolezza.

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Cose belle che nessuno vi ha detto in #60mqx2

Pubblicato su 23 Luglio 2013 da Maria Silvia Sanna in 60mqx2, Amore, Convivenza, Casa, Nugae

Cose belle che nessuno vi ha detto in #60mqx2

Un anno fa giocavo a raccontare la mia vita da single a puntate. Ero orgogliosa dell'etichetta e me ne andavo trotterellando, quando ho praticamente inciampato nella persona che me l'ha tolta. Cuoricini e cuoricini - so che li desiderate morbosamente, ma vi risparmio i dettagli - e a maggio ci siamo trovati a dividere i sessanta-metri-quadri di cui sotto

Se fossimo preparati o meno non lo sapevamo nemmeno noi, ma avevamo voglia di scoprirlo. Ovviamente ne abbiamo parlato, dall'alto della nostra timorosa inesperienza. Abbiamo messo le cose in chiaro: guarda che io sbavo il cuscino, io ho la mania di parlare mentre dormo, guarda che io occupo il bagno mentre gioco a Ruzzle, io mi scordo di comprare la carta igienica, io a volte mi trattengo in ufficio e arrivo tardi, io non sento la sveglia che suona la mattina... roba del genere, che naturalmente non ci spaventava nemmeno un po'. 

Mi ricordo quando ho chiamato mio padre e lui mi ha detto:

"Vi conoscerete meglio e scoprirete molte cose che adesso non sapete: potrebbero essere sia belle che brutte." Chiaro come un oroscopo.

"Papà, comunque me l'ha già detto che mette i coltelli ad asciugare dalla parte del manico."

"Ah be', e allora!"

I romantici sembrano tutti estinti quando parli di voler convivere. Con questo post, voglio ripristinare il romanticismo dei proverbiali due-cuori-e-una-capanna o anche, in versione twittera, #60mqx2.

Cose belle che nessuno vi ha detto in #60mqx2
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LOVEThESIGN, il mio nuovo coinquilino e una casa piena di cose

Pubblicato su 19 Luglio 2013 da Maria Silvia Sanna in Design, LOVEthESIGN, Casa, Arredamento, e-commerce, 60mqx2

Black Notes by Vinyluse

Black Notes by Vinyluse

Un anno fa avevo il perfetto appartamento della ragazza single. A prova di festa con gli amici, a prova di tête-à-tête con l'amica del cuore, a prova di pizza solitaria mangiata sul tappeto davanti alla tv e, sì, anche a prova di rimorchio estemporaneo. Era il mio spazio ed era esattamente uguale a me

E adesso ho un nuovo coinquilino. Quando l'ultimo scatolone ha fatto il suo ingresso dalla porta ho capito che la mia felicità sarebbe potuta diventare la rovina del mio appartamento. Troppe cose nuove e poco tempo per metterle a posto. 

Il tentativo di buttare ogni cosa dentro gli armadi a muro è risultato in un indistricabile delirio piramidale, dal quale io e Davide abbiamo facilmente dedotto che è il momento di comprare qualche nuovo mobile e complementi d'arredo vari. Giusto per non litigare su dove mettere le scarpe. E i libri. E i vestiti. E i giochi da tavolo. E le bambole. E, insomma, tutta quella roba che abbiamo accumulato negli anni come fanno le chiocciole con la propria casetta ambulante fatta di bava. 

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